I sentieri della salute sono ovunque

di Giulia Rigo
Speciale Montagnaterapia
Montagne360, febbraio 2017, pag. 34
La rivista del Club Alpino Italiano

Esistono molti modi di fare montagnaterapia. Ogni realtà ha la propria storia e le proprie caratteristiche legate al contesto, alle risorse, alla formazione degli operatori, alla tipologia dell’utenza coinvolta. Tutte le realtà prevedono l’unione tra l’attività fisica e l’importante lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell'ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna.

La realtà di Pordenone, nata all'interno del Dipartimento Dipendenze dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria, ha raggiunto i cinque anni di attività. Le uscite mensili di trekking e arrampicata sportiva coinvolgono un gruppo misto di venticinque persone, composto da utenti, familiari, volontari e tecnici del CAI.

Ogni esperienza è preceduta da un incontro preparatorio e seguita da uno in cui vengono elaborate le emozioni provate, attraverso la visione in gruppo delle foto scattate. Gli obiettivi sono il miglioramento della resilienza – che riguarda il superamento delle difficoltà – e il potenziamento delle abilità relazionali per alimentare un processo di integrazione sociale. Ed è proprio a Pordenone che dal 16 al 19 novembre scorso si è svolto il quinto convegno nazionale di montagnaterapia (“Lo sguardo oltre, sentieri di salute”) organizzato dalla macro-zona Veneto-Friuli (sollevamenti.org).

Oltre 400 i partecipanti alle quattro giornate di eventi suddivisi in relazioni plenarie e sessioni parallele, nelle quali oltre sessanta realtà provenienti da diverse regioni italiane si sono confrontate sulle prassi del fare montagnaterapia nell’ambito della salute mentale, della disabilità fisica e psichica, delle dipendenze, dei minori e della riabilitazione medica. Di fatto è stato posto l’accento sui temi della prevenzione e della valutazione dell’efficacia. A concludere il convegno, le esperienze di escursione e grotta, in collaborazione con le sezioni CAI di Pordenone e Sacile.


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